Ma che Diamine!

Il fascino misterioso degli incroci di kampung

Posted in asia, Giava, Indonesiani, Per strada by Fee on 19 marzo 2010

Viviamo nel kampung. Per un indonesiano questo vuol dire che sei povero e sei anche sfigato. Per un occidentale invece vuol dire che starsene tranquilli lontano dal traffico, dal rumore e possibilmente il piu’ lontano possibile dalle moschee che urlano alle 4 di notte.

Quando rincasiamo e attraversiamo i 3 incroci della piccola stradina del villaggio, puntulmente, tutte le sere, c’e’ un gruppetto di persone ferme in mezzo ad ogni incrocio.

Non fanno nulla. Stanno li’ e basta. Chiacchereranno forse, ma non ne sono certa perche’ non li ho mai visti parlare tra loro…

Stanno li’. Poi quando ci fermiamo, come se non ci avessero visto arrivare, fanno una finta di corsetta, per spostarsi e spostare i motorini anch’essi in sosta in mezzo all’incrocio.

Noi passiamo, gli facciamo un colpetto di clacson e un cenno con la mano per ringraziare, loro ci rispondono con un urletto tipo eehhh oppure ohhhh oppure yayayaaaa oppure, quando proprio va bene, un halo mister e si rimettono in mezzo all’incrocio. 

Da notare che non lo fanno solo con noi che siamo stranieri ma con tutti.

Ma che Diamine ci fanno in mezzo alla strada tutte le sere? e per di piu’ in mezzo agli incroci!

E’ un po’ di tempo che ci penso, e sono giunta alla conclusione che se uno in Indonesia facesse un francising di ‘luoghi di sosta’ diventerebbe miliardario! Delle strutture in bambou, con tetto in paglia e affacciate sulla strada, non servirebbero neanche sedie o altri arredi, una stuoia e magari una cameriera che serva bibite o meglio ancora un distributore automatico et voila’, praticamente un bar sfortunato; qui non ci sono i bar… secondo me andrebbero alla grande. Luoghi di sosta autorizzati. Ma forse si perderebbe il misterioso fascino degli incroci di kampung…

Il Giorno dello Struzzo

Posted in Feste by Fee on 16 marzo 2010

Oggi in Indonesia e’ festa, e’ il Nyepi.

In questa data prefissata gli spiriti malvagi arrivano sulla terra per impossessarsene ma, trovandola deserta (stanno tutti chiusi in casa in silenzio tutto il giorno) decidono che non c’e’ nulla di interessante e se ne vanno.
Questo ci dice qualcosa sul modo che hanno di risolvere i problemi… la tattica ‘struzzo’ appunto.

E’ una festa Balinese-Hindu quindi qui a Java se ne fregano, alcuni fanno festa e altri lavorano, alcuni sanno perche’ e’ festa altri ti rispondono che e’ festa perche’ e’ “tanggal merah” ovvero “data rossa”, nulla a che fare coi comunisti, e’ solo che essendo scritta in rosso sul calendario significa che e’ festa.

Non fa una piega.

Quanto adoro le dogane

Posted in asia, Burocrazia, Indonesiani by Fee on 15 marzo 2010

Le dogane. Che cosa meravigliosa. Ogni volta che ci passo e di tanto in tanto quando ci si spedisce della merce attraverso se ne inventano una. Non finiranno mai di stupirmi. Ecco gli ultimi aggiornamenti:

Singapore, Marzo 2010
Uscendo dall’aereoporto passano allo scanner (come sempre) tutte le valigie, imbarcate e bagagli a mano. Ma da Marzo, o al massimo da Febbraio perche’ a Gennaio ancora non lo facevano, se hai delle sigarette, anche un solo pacchetto, ti mandano all’ufficio doganale a pagarci le tasse sopra. 78 Sing Dollar la stecca (39 Euro). Dicono sia una legge del 1992, pero’ stranamente non era mai successo, e dire che veniamo a Singapore quasi tutti i mesi. Mha, sara’ che sono precisi i Singaporeani, pero’…

Indonesia, sempre Marzo 2010
Dal 10 Marzo prendono le impronte digitali (tutte e 5 le dita, tutte e due le mani) a tutti gli stanieri che entrano nel Paese.
Cosa ci faranno non lo so, ma posso dirvi che il computer su cui tentavano di registrare le mie impronte si e’ bloccato 4 volte e la fila per il custom clearence si fa piu’ lunga e faticosa ogni volta.
Se qualcuno ha qualche idea vorrei risolvere questo misero! Intanto, indaghero’…

Sempre Indonesia, Gennaio 2010
E’ stato firmato l’accordo per il libero commercio con la Cina, eliminando completamente le tasse di importazione sulle merci cinesi (con l’ASEAN-China FTA). A parte questo, e tutte le simpaticissime discussioni che ci sono a tal proposito, la cosa davvero divertente e’ che il Ministero delle Dogane ha inviato delle richieste ai vari uffici doganali chiedendogli di, come posso dire, non farsi dare troppe ‘mance’ per i containers in arrivo dalla Cina cosi’ da non vanificare gli intenti dell’accordo facendo comunque aumentare di parecchio il costo delle merci importate!
Gli hanno addirittura dovuto mandare un comunicato!!! Sono incredibili, che Diamine!

Il processo di ‘conoscenza’

Posted in Indonesiani, Pensieri indigeni, Vivere in Indonesia by Fee on 28 febbraio 2010

C’e’ un atteggiamento degli indonesiani che mi sorprende. Si verifica puntualmente dopo un po’ di tempo che ci si conosce, ma continua a stupirmi.

Loro fondamentalmente sono convinti che gli stranieri siano dei pazzi incomprensibili.
Certo, conoscendo gli expat che ci sono qui non posso dargli torto, e in effetti mi chiedo come facciano ad avere ancora rispetto per i bianchi visto gli esempi che hanno davanti nella maggior parte dei casi, ma questa e’ un’altra storia.

Quello che si verifica e’ che dopo un po’ che ci conoscono iniziano a convincersi che non siamo poi cosi’ pazzi. Si’ abbiamo degli atteggiamenti che loro non comprendono e delle reazioni che a volte non giustificano, ma il piu’ delle volte rientriamo nel loro concetto di ‘normalita”.

Il processo e’ lento e graduale e di solito passa decisamente parecchio tempo prima che si convincano che in qualche modo possono immaginare la nostra reazione alle cose.

Al principio e’ devastante. Si aspettano reazioni spropositate a qualsiasi informazioni e quindi risolvono non fonendo nessun tipo di informazione.

Con il tempo, parlandoci giorno dopo giorno, iniziano a capire che il modo di vedere le cose che accadono normalmente e’ abbastanza simile. E, dopo qualche settimana, iniziano a fornire qualche vaga informazione e ad attendere trepidanti la tua reazione.

Dopo qualche mese di questi ‘test preliminari’ ti parlano quasi tranquilli degli argomenti piu’ generici. Ma sono ancora diffidenti sulle tue reazioni alle informazioni meno generiche.

Poi, arriva il momento fatidico. Quello in cui hanno quasi preso confidenza, ti riconoscono come persona con cui si puo’ avere un minimo di dialogo, e iniziano a chiederti spiegazioni sulle cose che non capiscono.
L’arrivo di questa loro ‘nuova fase’  e’ inequivocabilmente segnato dall’affermazione: ma tu non sei come gli altri stranieri.
seguita da: Perche’?

Il perche’ e’ semplicemente dato da come sono gli stranieri che vivono qui nella maggior parte dei casi. Ma spiegarglielo e’ abbastanza difficile visto che prima sono stati colonozzati dagli olandesi (forse i peggiori al mondo, o forse i migliori, dipende dai punti di vista) e poi hanno avuto expat ubriaconi e promisqui (nella concezione piu’ ampia del termine) come quasi unici esempi di personaggi stranieri in queste zone.
Il fatto di essere un esempio vivente di un diverso tipo di straniero aiuta a fargli capire il concetto, sebbene restino diffidenti sul fatto che la maggioranza degli abitanti europei possano davvero essere ‘quelli come noi’ e non ‘quelli come gli altri expat’.

Una volta che e’ passato questo step, viene il divertente. Perche’ a quel punto, come per magia, iniziano a dirti le cose che succedono e a chiederti spiegazioni sulle cose ‘europee’ che non capiscono, curiosi, e non piu’ impauriti, della tua reazione.

Bello no?

Peccato che questa abitudine la perdono con molta piu’ velocita’ di quella con cui la hanno acquisita.
Basta una settimana di assenza e bisogna di nuovo tirargli fuori le informazioni con le pinze per delle settimane o addirittura dei mesi, prima che ricomincino a fornirti chiaramente (quasi) tutte le informazioni di cui hai bisogno per lavorare.

E’ una cosa odiosa, devastante, spossante…

(to be continued)

Compleanno di Maometto

Posted in Feste by Fee on 27 febbraio 2010

Ieri in Indonesia e’ stata festa nazionale per la ricorrenza islamica del Mulud, come si chiama qui, o Mawlid an-Nabi, il compleanno di Maometto appunto.

Giovedi’ sera le moschee hanno cantato e recitato preghiere fino a notte inoltrata, i fedeli sono andati in moschea e poi si sono trovati a mangiare e ciaciarare tutti insieme. Il giorno dopo hanno dormito, ciondolato un po’ in giro e sono andati jalan-jalan in paese (a fare le vasche, per capirci).

Devo dire che sono perplessa sulla confusione che c’e’ nel mondo islamico. Non che questo mi interessi o mi turbi, ma lo trovo strano.

I Cecenia esplodono fuochi d’artificio per i festeggiamenti.

In Arabia Saudita la celebrazione di questa festivita’ e’ scoraggiata per eccessiva venerazione del profeta (per l’islam e’ vietata l’adorazione di santi).

A Mindanao, nelle Filippine, i leader religiosi sono convinti che la quasi concomitanza del Compleanno di Maometto con la Pasqua sia un segno positivo per impegnarsi maggiormente a raggiungere la pace dopo i quarant’anni di guerriglia nella zona. E incentreranno le celebrazioni sulla pace come unica strada per lo sviluppo locale.

A Tripoli, in Libia, fanno famose e festose celebrazioni serali.

In Somalia i jihadisti hanno vietato qualunque tipo di celebrazione anche andare al mercato o festeggiare per strada, pena l’arresto. Dicono che e’ contrario alla Sharia, sostenendo, e rafforzando parecchio, l’opinione dell’Arabia Saudita.

In Italia (non ci facciamo mancare niente) festeggiano e invitano preti cattolici alle celebrazioni.

Mha. Che Diamine di confusione!

Bahasa Indonesia

Posted in Lingua e modi di dire, Vivere in Indonesia by Fee on 24 febbraio 2010

Cioe’ la lingua dell’Indonesia, l’Indonesiano, appunto.

Quando la si sente parlare senza conoscerla sembra una lingua davvero difficile e complessa. Quando la si conosce si capisce, in parte, la mente e i modi di vivere del popolo che la parla.

Senza ‘storia':
E’ recentissima, diventata ufficiale nel 1945, con l’indipendenza dell’Indonesia.
Ci sono delle parole che sono davvero sintomatiche di questo, degli oggetti il cui nome e’ quello della marca piu’ nota tipo: il reggiseno si chiama bra, la macchina fotografica kodak, i tasselli fisher… se fosse mia una di queste società sarei esaltata come una pazza! 200 milioni di persone che chiamano una cosa con il nome che le ho dato io!! Semplicemente fantastico.

Senza tempo:
Il tempo non e’ mai di fondamentale importanza: la consegna di una fornitura, l’appuntamento con qualcuno, l’ora di un avvenimento, il giorno in cui un negozio avra’ a disposizione la merce che avete ordinato…  e infatti i verbi non hanno nessun tipo di coniugazione e non contemplano l’espressione del tempo. E del resto a che serve quando puoi inserire un ‘ieri’ per riferirti al passato e un ‘domani’ per riferirti al futuro?
E quando dico al futuro intendo tutto il futuro, quindi se uno vi dice, “torna domani a ritirare la biancheria lavata” non c’e’ alcuna certezza che si riferisca a domani domani, o magari a domani inteso come dopodomani o fra 3 giorni o fra una settimana. E notare che il ‘domani’ di cui parlo significa proprio Domani, non e’ una parola per indicare il futuro o il poi, e’ proprio ‘domani’ della serie oggi e’ lunedì’, domani e’ martedì’.
Vi assicuro che i problemi lavorativi e organizzativi che derivano da questo problema del ‘domani’ vanno davvero oltre ogni immaginazione! Si tratta di dover insegnare ed abituare interi gruppi di lavoratori e fornitori ad abolire quella parola e sostituirla con una data certa, e conseguentemente dover tappezzare tutti i muri di calendari, istituire sistemi di multe per i fornitori ritardatari per incentivare il rispetto delle date… insomma, un casino.

Indefinibile:
Le parole non hanno ne’ numeri ne’ articoli che li definiscano. Non esiste singolare o plurale per le parole, semplicemente si ripetono due volte se sono piu’ di una! Esempio pratico: una cosa= barang due cose=barang-barang Anche gli articoli non esistono; perche’ un giorno vale l’altro e una cosa vale l’altra…

Copiata:
I cinesi e giapponesi son copioni, si’, ma anche gli indonesiani si difendono bene, credetemi. E nella lingua che parlano anche questo si rispecchia: ha 750 prestiti dal sanscrito, 1000 dall’arabo 125 dal portoghese,  e ben 10.000 termini provengono dall’olandese dove, per fortuna, le parole difficili da pronunciare sono state ‘indonesianezzate’ il che le rende decisamente piu’ facili da pronunciare anche a noi italiani. Si perche’ la cosa piu’ bella di questa lingua e’ che si legge come l’italiano, anzi, e’ ancora piu’ facile dell’italiano perche’ la ‘c’ si legge sempre ci e la ‘k’ sempre ch, la ‘j’ e’ sempre gi e la ‘g’ e’ sempre gh. Nessun tipo di regola grammaticale neanche in questo!

Incredibilmente vaga:
Ci sono delle cose che ogni tanto chiedo alla gente: come si dice in indonesiano … ? e la risposta mi lascia a bocca aperta; ad esempio, come si chiama la maniglia, quella delle porte? Risposta: sguardo vago, risatina, spremitura di meningi, mhhhh seguito da murble murble, e poi… Bho? non lo so! Bene, meno male che e’ la tua lingua! questo capita con cadenza settimanale se non giornaliera. E vi assicuro che non sto tutto il tempo a farmi dire come si chiamano le cose. E che ogni tanto mi chiedo, possibile che non so ancora come si dice cassetto e continuo a chiamarlo la cosa che si tira? e’ la risposta e’ che il suo nome e’ la cosa che si tira, punto e basta.
Naturalmente, mancando delle parole l’unica altra soluzione e’ sostituirle con altre, o usarne delle altre simili. Ad esempio, quadrato e rettangolare si traducono entrambi con la stessa parola. Avete idea dei casini che questo provoca? Non so, dici a uno, vai a comprare 100 specchi rettangolari, o 100 tavoli rettangolari o 100 cartoncini rettangolari, quello ti torna con i 100 pezzi ma sono quadrati e te non puoi neanche strozzarlo!!

Talvolta divertente:
ci sono delle parole che s’imparano ad uno schioccar di dita come tanga che vuol dire scala o kolkas che e’ il frigorifero o pupuk di cui vi lascio immaginare il significato…

Diversa da com’e’ a prima vista:
Se appena la si sente puo’ sembrare complicatissima in realtà e’ la piu’ semplice del mondo (come risultato anche dal un’indagine dell’universita’ di Oxford).

Analisi di un semaforo indonesiano

Posted in Per strada by Fee on 23 febbraio 2010

Un semaforo “come si deve” non e’ composto solo da un palo con tre lucine colorate che si accendono alternativamente, sarebbe troooppo semplice!

Ecco un semaforo di un banalissimo incrocio di una banalissima cittadina indonesiana:

Semaforo indonesiano

C’e’ il palo con le tre lucine, ok, lo conosciamo tutti

Poi c’e’ il cronometro, di fondamentale importanza. Perche’ sapete, un indonesiano puo’ stare sotto un albero o seduto a lato di un incrocio e ciondolare senza far nulla per ore e addirittura per giorni. Aspettare e’ uno degli sport nazionali! Ma non chiedetergli di aspettare o di fermarsi quando e’ su un motorino o macchina o camion che sia, chiedetegli tutto ma non quello, o gli farete un torto incredibile! Quindi, tornando al nostro semaforo e’ fondamentale sapere quanti secondi bisogna ancora attendere per il verde o quanti se ne hanno per passare. Nonostante questo, nel momento in cui scatta il verde, sicuramente qualcuno, o anche piu’ di uno, avvertira’ con un colpo di clacson. Non si sa mai che ci sia il disattento di turno che non guardava il cronometro! E non importa se sono dietro o in prima fila, tali attenti signori suoneranno comunque ed in ogni caso, piuttosto a se stessi, per avvertire che e’ ora di partire.

Terzo elemento e’ il cartello bianco che recita: “Ke kiri ikuti lampu lalu lintas”, ovvero per girare a sinistra aspettate il verde del semaforo. Questo e’ da specificare, cosa credete? Perche’ in altri casi il cartello recita “Ke kiri, Jalan Trus” ovvero, per andare a sinistra, muovetevi solo e toglietevi di mezzo. Il pezzo di semaforo con la freccettina sempre illuminata di verde qui non l’ho mai visto. Il cartello in indonesiano ne fa le veci. Peccato che per ottenere la patente internazionale non sia richiesto di sapere l’indonesiano. Inutile dire che, se vi trovate a un’incrocio dove ci sono dei poliziotti e girate dove non si puo’ o state fermi dove il cartello recita di togliersi di mezzo, vi faranno la muta e non ne vorranno sapere!

Ultimo elemento, che qui e’ stato inserito solo di recente ma in posti piu’ frequentati come Bali e Jakarta e’ parecchio che fa parte del “semafoto tipo”, e’ il cartello in basso. Sponsorizzato dalla polizia e dal concessionario Yamaha di zona, e’ un insegnamento per gli utilizzatori della strada. Dice che bisogna fermarsi dietro la linea bianca; non a cavallo o oltre ma dietro. Di solito dopo un po’ di tempo da quando affiggono questo cartello la polizia si piazza nei pressi del cartello e multa chiunque oltrepassi anche di un solo centimetro la riga bianca. Soprattutto a Bali vige la regola “E’ meglio passare con il rosso che fermarsi oltre la linea bianca”; parole dell’ultimo poliziotto che ci ha multati.

Ora sapete come comportarvi ad un semaforo indonesiano, Chissa’ che non vi torni utile!

p.s. Dimenticavo la cosa piu’ importante: se vi multano, naturalmente, contrattate!

Come Diamine e’ finita?

Posted in Burocrazia, Vivere in Indonesia by Fee on 19 febbraio 2010

La questione del ‘permesso’ del capo-villaggio, anche se in realta’ potrebbe solo essere in stand-by fino a quando gli verra’ un’idea migliore, diciamo che si e’ conclusa.

Poco dopo l’incontro con il fusissimo capo villaggio abbiamo dato una festa per l’inaugurazione della casa. E’ stata una cosa abbastanza in grande perche’ nessuno, per nessun motivo, si sarebbe perso la festa tradizionale data dagli stranieri. E non se la sono persa neanche uno stuolo infinito di capi della polizia e dell’esercito che, in parte passandosi parola tra loro, in parte direttamente invitati, sono arrivati in processione occupando quasi tutti i cento e piu’ posti a sedere che erano stati preparati.

Diciamo che tali autorita’ se da un lato ne possono creare problemi piu’ di qualunque altro, dall’altro ne possono anche far sparire un bel numero. Non intendo sparire nel senso di far fuori il capo-villaggio, poveretto! Ma hanno fatto sparire tutti i nostri problemi con lui per il solo fatto di avergli fatto vedere che erano nostri amici!

Il capo-villaggio aveva snobbato il nostro invito, dicendo che aveva altre feste a cui partecipare. Il capo della polizia della zona (il piu’ alto in grado a cui tutti si rivolgevano con Homm, che nonostante mi faccia venire in mente l’appellativo tipicamente napoletano “omm’emerd” e mi pare che in filandese significhi frocio, e’ un appellativo riservato a persone di cui si ha grande rispetto) l’ha chiamato e praticamente gli ha detto ‘Non fare il pirla! Che Diamine avrai da fare di tanto importante, questa e’ la cosa piu’ importante al momento, ci sono 3 quartieri a questa festa, muovi il culo e vieni subito qui!‘ Cosi’ lui e’ venuto, ha visto tutta questo spiegamento di forze alla festa a mangiarsi la mia pasta all’uovo con i moscardini, si e’ cacato sotto, e non ha mai piu’ rotto le p…!

Il giorno dopo ci ha fatto richiamare nel suo ufficio, ci ha chiesto nome, cognome, data e luogo di nascita e ha detto che tali informazioni gli erano più’ che sufficienti per far si che tutti sapessero della nostra presenza e nessuno ci desse fastidio! Non ha neanche voluto una mancia per il disturbo!!

Ora ci suona il clacson in segno di saluto quando ci incrocia per strada e ci fa dei sorrisoni quando ricambiamo il bip biip!

Ambasciata: funzione(?) e utilitá

Posted in Burocrazia, Vivere in Indonesia by Fee on 17 febbraio 2010

La richiesta del capo villaggio e’ stata, considerando dove siamo, normale. Non dico legittima, ma normale.

Pero’, considerando che aveva accennato a un rinnovo addirittura settimanale per il permesso che ci voleva fare, ho pensato di fare almeno un tentativo.
Dal momento che ricordavo chiaramente di aver letto, anni fa, sul sito dell’ambasciata indonesiana a Roma che il visto che abbiamo permetteva di restare e lavorare in Indonesia sono andata a cercarlo nuovamente sul sito.
Quella frase era magicamente sparita nel nulla. Ora si trova di nuovo qualcosa di vago, ma al tempo non c’era scritto assolutamente nulla.

Cosi’ ho pensato di chiamare l’Ambasciata italiana a Jakarta per chiedere un pezzo di carta, uno straccio di documento, che dicesse che con il visto che avevamo non c’era bisogno di altro. In modo da, come dire, placare le voglie esagerate del folle capo-villaggio e accordarci su un ‘obolo’ ragionevole che gli avremmo anche pagato senza motivo ed anche senza discutere troppo.

Bhe’ la risposta e’ stata carinissima. Praticamente mi hanno detto:

Non esiste nessun documento, noi lo richiediamo alle autorita’ da anni ma non ce l’hanno mai rilasciato. Da Roma non puo’ essere richiesto per non incrinare i rapporti diplomatici. Si ritenga fortunata della somma esigua che vi e’ stata chiesta perche’ ci sono stranieri a Jakarta che devono pagare anche 5.000 Dollari Americani al mese per restare qui. Se questo le sembra assurdo consideri quanto lo e’ il fatto che svariate volte dei turisti sono stati arrestati perche’ avevano un visto rilasciato dal Consolato onorario di Milano che le autorita’ locali non riconoscevano fino a poco tempo fa nonostante fosse riconosciuta da Jakarta. Del resto siamo a casa loro e le regole le possono stabilire solo loro. Se e’ vero che in teoria avete tutto il diritto di restare in Indonesia e’ anche vero che non ne avete nessun diritto per farlo e possono arrestarvi e obbligarvi a lasciare il paese in qualunque momento e per qualunque motivo e anche senza motivo alcuno. E se per caso capita che vi arrestino il consiglio e’ di non chiamare noi dell’Ambasciata. Se ci chiamate noi veniamo, ma sicuramente ci sara’ da pagare molto di piu’ le autorita’ locali se ci siamo anche noi di mezzo. Quindi se vi arrestano e contrattate una somma per il rilascio per conto vostro spenderete sicuramente di meno.

Devo dire che la persona con cui ho parlato era davvero gentile e disperata da questa loro impotenza. Mi ha raccontato di come ha cercato di ottenere dei risultati nei primi due anni di lavoro a Jakarta senza mai riuscirci. E mi ha raccontato anche degli aneddoti oltre l’inverosimile che erano successi a degli italiani in Indonesia. Il che mi impedisce di concentrare il mio disgusto per la risposta su di lui.

Ma che Diamine di senso ha tutto questo?

Come e’ possibile che l’Ambasciata non possa fare nulla? E come e’ possibile che da Roma non possano richiedere a Jakarta delle spiegazioni scritte sul modo corretto di vivere o lavorare in Indonesia? e cosa vuol dire per non incrinare i rapporti diplomatici??? Se un cittadino italiano viene arrestato senza motivo e buttato fuori da un paese questo non incrina i rapporti diplomatici??? e se non serve a questo, a che Diamine serve un’Ambasciata?

Tralascio completamente il raffronto con cio’ che succede agli immigrati in Italia rispetto a stranieri che vengono qui, in un paese del terzo mondo, a portare soldi e lavoro e ricevono questo tipo di calci in faccia perche’ non ho davvero voglia di farmi il sangue amaro. Pero’ secondo me gli uffici di immigrazione (di entrambi i Paesi) dovrebbero fare piccolo esame di coscienza.
Mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona.

Il nostro fantastico Capo-Villaggio

Posted in Burocrazia, Vivere in Indonesia by Fee on 17 febbraio 2010

E’ successo che il capo del villaggio dove abitiamo ci ha fatto chiamare.
Siamo partiti ed andati nel suo ufficio. Dopo averci fatto comodamente accomodare in tre nel suo ufficio di 4 metri quadri ci dice, con tutta la cordialita’ di cui e’ capace, che noi per stare li’ abbiamo bisogno della sua autorizzazione.  La conversazione e’ stata piu’ o meno cosi':

Cari stranieri, io non voglio creare dei problemi (ma quando mai, ti sei visto con che faccia lo stai dicendo?) ma voi siete venuti a vivere qui gia’ da un paio di mesi e c’e’ bisogno dell’autorizzazione.

Eminentissimo capo-villaggio, ma scusa, noi siamo venuti qui a parlarti l’anno scorso delle nostre intenzioni, e poi tre mesi fa per avvertirti, sembrava fosse tutto a posto, adesso cosa vuoi?

Si ma sapete, non e’ solo questione di me, e’ la burocrazia.

Ok, capiamo. Ma abbiamo un visto dell’ambasciata e una lettera della polizia locale che ci autorizza, non basta?

No non basta. Ci va che l’autorizzazione del Desa (villaggio) che devo fare io in quanto Kepala Desa (capo-villaggio)

Ok allora, dicci che carte ti servono, che te le portiamo cosi’ ci fai questa ennesima autorizzazione (e ci guadagni un po’ anche tu visto che naturalmente dovremo pagarti per il disturbo)

Si. Dovete darmi i documenti.

Che documenti?

Dei documenti che servono per la mia autorizzazione (e intanto cercava di farsi veenire in mente qualcosa)

Benissimo. Dicci quali che te li portiamo.

Si’. Dunque. Mi servono i documenti perche’ senza documenti non posso farvi l’autorizzazione.

Ok, abbiamo capito. Ma cavolo, dicci quali! altrimenti non possiamo portarteli se non ci dici che ti serve!!! Che diavolo vuoi, vorrai il passaporto e il visto immagino, vuoi altro???

Si. mi serve il KTP

Ma eminentissimo capo, il KTP e’ la carta d’identita’ indonesiana. Come possiamo averla dal momento che non siamo indonesiani??

Perche’ poi, vedete, non e’ semplice come potrebbe pensare un italiano visto come siamo abituati. Qua la cittadinanza mica la danno al primo immigrato che capita, neanche se arriva da un paese ricco a portare lavoro. Qui devi chiedere il permesso di residenza, pagarlo fior di quattrini per almeno 10 anni minimo e poi fare la richiesta per la cittadinanza che non e’ detto che ti diano. Sposarsi o figliare non basta. Con questo assolutamente non voglio dire che vorrei la cittadinanza indonesiana. Ma torniamo a noi.

Sua eminenza, lei sa, vero, che non possiamo avere il KTP?

Si ma io velo posso fare, cosi’ potete stare qui.

Ceeeeertoooo, cosi’ poi se la polizia ce lo trova ci arresta e se ci va bene ci sbatte fuori dal paese senza poterci tornare! Mi sembra una fantastica idea, come le e’ venuta?

Io so che posso farlo.

Non ne dubito, e’ un foglietto di carta plastificato, posso falmelo anche da me se voglio, ma resta pur sempre una falsificazione.

Ma io lo faccio un po’ diverso. Ci metto una striscietta verde sopra.

Si bravo, e io ci metto le stelline e i cuoricini, ma ci sei o ci fai? Parliamo seriamente, illustrissimo, tu vuoi fare un’autorizzazione. Ok. Facci un foglio e piantiamola li’. Ti portiamo le fotocopie del passaporto, del visto, e anche della letterina della polizia cosi’ puoi anche copiare da quella e non ti sforzi troppo a pensarci. Dicci quanto costa e per quanto tempo vale.

Sara’ da fare ogni mese, o forse ogni settimana. Non so. Devo controllare. Pero’ non basta.

E’ perche’ diavolo non basta? (tanto vuoi solo spillarci dei soldi, perche’ la fai tanto complicata???)

Voi siete andati via dal Desa dove abitavate per venire qui.

Via dal Desa? Quale Desa? L’anno scorso abitavamo a 10 Km da qui e non ci hanno mai chiesto nulla!

No, intendo il vostro Desa in Italia, ne avrete uno no?

Ahhh cavolo, mi stai mettendo in mezzo l’Italia? Si che ce l’abbiamo un Desa e ce lo teniamo anche stretto! Nel tuo Desa ci stiamo qualche mese l’anno ma il nostro Desa di appartenenza e’ sempre quello in Italia che ti credi??

Si ma io voglio una lettera del vostro Kepala Desa che dice che sa che voi venite in questo Desa che e’ sotto la mia giurisdizione.

Mhhhh e fatto questo siamo a posto?

Si a posto.

Attimo di riflessione per tutti:
Pensieri nostri: sai che risate si fanno in Italia se gli chiediamo una cosa del genere? e poi in che lingua glielo scrivono che questo parla solo Javanese e indonesiano? Ma poi oltre tutto neanche ho voglia di fare una cosa cosi’. Va bhe, ma chissene frega, se proprio lo vuole glielo faccio io. Prendo un bel foglio A4 della Fabriano che quano non l’hanno mai visto, ci metto su un bel timbro del collegio dei geometri o dei periti o magari perche’ no, delle Barbie e gli scrivo le 4 righe che desidera.
Pensieri suoi: mhhhh ma gli ho detto che questo basta. Ora si faranno fare il foglio dal Desa in Italia. Per farlo dovranno pagarli. Gia’ ma… cavolo… pagheranno il Desa italiano e non me!!!! che sto dicendo??? non va bene, io come li ottengo i soldi???
La discussione riprende:

Ok allora noi andiamo, ci facciamo fare il foglio dal nostro Desa in Italia e glielo facciamo avere ok?

No no pero’ in effetti non e’ cosi’.

Come no?

Lo devo fare io il foglio.

Eccerto, ci sei arrivato?? Senti, ti vedo confuso, facciamo cosi': ora noi andiamo che abbiamo altro da fare. Tu nel frattempo ci pensi, ti informi dai tuoi amici, ti schiarisci le idee, e poi quando hai fatto ci chiami di nuovo. Ci dici che diavolo vuoi e noi vedremo di accontentarti.

Si’ e’ meglio, facciamo cosi’ ci penso e poi vi richiamo.

E ce ne siamo andati. E’ stato talmente irreale che era sconvolto addirittura l’indonesiano che era con noi (e che e’ stato lui a parlare con tutti i toni e le parole previste dalla situazione ma con lo stesso identico senso che vi ho scritto).
Quindi un bel Ma che Diamine di capovillaggio fuso abbiamo? e’ stato il risultato di questa mattina persa inutilmente.

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